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Tonno per sushi: come si seleziona il taglio migliore per un risultato da ristorante

📅 10 Agosto 2026✍️ di Martina Bertolazzi⏱️ 4 min di lettura

Selezionare il tonno giusto per il sushi è una di quelle competenze che fa la differenza tra un piatto mediocre e un’esperienza memorabile. Non è solo questione di andare al mercato e prendere il primo pezzo di tonno che si trova: ci vuole occhio, conoscenza e un po’ di esperienza pratica. Io lo insegno da anni ai miei clienti e agli aspiranti sushi chef che passano per la mia sushibar milanese, e ogni volta noto che è uno dei dubbi più frequenti.

Il tonno non è tutto uguale: le varietà che contano

Quando parlo di tonno per sushi, devo subito chiarire che non esiste una sola opzione. In Giappone conoscono perfettamente le differenze, e questo si riflette sui prezzi e sulla qualità finale del piatto. Le tre varietà principali che troverete sono il maguro (tonno rosso del Pacifico), l’otoro (la pancia grassa del tonno) e il chutoro (la ventresca intermedia).

Il maguro è il classico: colore rosso intenso, sapore pulito, texture compatta. È quello che vedi più spesso nei ristoranti, anche perché ha un costo più accessibile rispetto alle altre varietà. Mi è capitato di recente di servire maguro di qualità eccezionale a un cliente che non era un grande amante del sushi: ha detto che era come assaggiare il burro, tant’è vero che è tornato la settimana dopo.

L’otoro è il lusso del tonno. È la parte più grassa della pancia, ricca di Omega-3|omega-3 naturali, con quel gusto quasi dolciastro che rimane in bocca. Non è per tutti, perché la grassezza può risultare pesante se non si sta attenti alle porzioni.

Il chutoro è il compromesso intelligente: contiene più grasso del maguro, meno dell’otoro, ed è il mio preferito quando voglio davvero fare la differenza senza andare fuori budget.

Come riconoscere il taglio fresco e di qualità ristorante

Qui entra in gioco l’esperienza. Quando entro in una pescheria specializzata o incontro il mio fornitore, cerco sempre questi segnali specifici.

Il colore deve essere rosso vivo, quasi luminoso. Se tira sul marrone o sul grigio, il pesce ha già qualche giorno di vita. I migliori fornitori me lo fanno vedere così: il tonno viene portato su un banco di marmo bianco perché il contrasto rende ancora più evidente la vivacità del colore.

L’odore è fondamentale. Deve sentire di mare, niente di strano. Se ha puzza di ammoniaca, il pesce non è più fresco. Mi piace mettere il naso vicino alla zona della pinna caudale, perché lì il pesce “parla” davvero.

La texture deve essere soda ma non dura. Quando il pesce è veramente fresco, la carne si oppone leggermente alla pressione del dito, poi torna indietro. Se rimane schiacciato, il pesce ha perso elasticità.

Un consiglio che do sempre: chiedete al vostro fornitore da dove viene il pesce e quando è stato pescato. I migliori fornitori, quelli che hanno veri standard da ristorante, sono trasparenti su questo. Se non ve lo dicono, è un campanello d’allarme.

Il taglio del pesce: dove si nasconde la qualità

Qui arriviamo al punto che fa davvero la differenza. Non è solo una questione di quale parte del tonno comprare, ma di come viene tagliato e conservato.

Per il sushi nigiri e sashimi, il taglio deve essere contro-spina, cioè nel senso opposto alle fibre muscolari. Questo rende la carne più tenera e più facile da masticare. Chi taglia il pesce nel senso delle fibre sta sbagliando completamente, e il morso diventerà gommoso e sgradevole.

Lo spessore ideale per un nigiri è tra i 6 e gli 8 millimetri. Troppo sottile e il tonno perde carattere; troppo spesso e diventa difficile da maneggiare e scomodo da mangiare. Io uso un coltello speciale, lunga lama e bordo estremamente affilato, che passo in acqua fredda tra un taglio e l’altro: questo impedisce la formazione di cristalli di ghiaccio sulla superficie e mantiene il colore brillante.

Un errore che vedo spesso è conservare il tonno nel freezer a temperatura troppo bassa per troppo tempo. Il tonno per sushi deve essere freschissimo o, se congelato, conservato a -20°C secondo il protocollo Hazard Analysis and Critical Control Points|HACCP per eliminare i parassiti. Temperarlo lentamente in frigorifero, non a temperatura ambiente.

Come assicurarsi di avere il prodotto ristorante

Se volete davvero un risultato da ristorante, dovete affidarvi a fornitori certificati. In Italia, la tracciabilità è obbligatoria: il vostro pesce deve avere documentazione che segue il percorso dal mare al banco. Non abbiate paura di chiedere questi documenti.

Un altro consiglio: stabilite una relazione stabile con un fornitore. Io ho lo stesso per quasi dieci anni. Conosce i miei standard, sa qual è il taglio che mi piace, sa che non scendo a compromessi sulla qualità. Quando entra un nuovo sushi chef nella mia sushibar, la prima cosa che faccio è presentarlo al fornitore, perché quella relazione è il fondamento di tutto.

Infine, assaggiate sempre il pesce prima di lavorarlo. Uno dei segreti che non insegnano nei corsi è che il sushi parte in bocca, non in cucina. Se il tonno non vi convince subito, non lo userete per un piatto importante. Fidate del vostro palato.

Martina Bertolazzi

Martina ha perfezionato la sua arte del sushi lavorando in una sushibar milanese di proprietà giapponese. Nei suoi articoli unisce il rispetto delle tecniche originali alla sperimentazione, coinvolgendo lettori curiosi della fusione tra Giappone e Italia.

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